Mohamed El-Erian
Mohamed El-Erian
9 Novembre 2011

EuropaFinanza
Solo la BCE può salvare l’Italia ora, ma non può agire da sola

Ci risiamo. Crisi del debito europea si è entrati in una nuova fase, più pericolosa , con il rendimento di italiano a 10 anni le obbligazioni attraversando il sette per cento sul livello Mercoledì mattina. Si tratta di una zona euro-era record che, se sostenuta, potrebbe destabilizzare seriamente la situazione debitoria della emittente di obbligazioni terzo più grande del mondo e uno dei sei fondatori del progetto europeo moderno.

Coloro che hanno vissuto i giorni orribili della crisi di mercato vari emergenti debito rapidamente riconoscere i quattro fattori distinti che si sono riuniti nei giorni scorsi per formare un cocktail altamente destabilizzante. E si può ben d’accordo su cosa deve essere fatto per fermare una brutta situazione sta peggiorando.

Disordinato politica interna hanno minato il già complicato i rapporti tra coloro che hanno il potenziale per risolvere la crisi del debito dell’Europa – il paesi fortemente indebitati, i creditori ufficiali e privati ​​titolari del loro debito.

Come in Grecia, l’Italia sta attraversando una transizione incerta politica. Mentre i media si è comprensibilmente concentrata su quando e come Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si dimetterà , ciò che l’Italia ha urgente bisogno è molto più complessa – e cioè un nuovo governo che possa credibilmente progettare, implementare e gli sforzi pastore pluriennale per ridurre debito e del deficit, mentre anche l’aumento la crescita economica.

In secondo luogo, è diventato di moda non solo per vendere obbligazioni italiane, ma anche per dire al mondo su di esso, più forte che potete.

Negli ultimi giorni diverse banche si sono affrettati ad annunciare che sono stati attivamente riducendo le loro riserve di debito italiano – come mezzo per ridurre le preoccupazioni del mercato sulla loro proprio benessere. Questo fenomeno è simile alla fase 1980 di "provisioning macho" che ha visto le banche cercano di superarsi a vicenda nel raccontare al mondo che erano completamente protetto contro i loro prestiti passati in America Latina. Il risultato di oggi è quello di incoraggiare e spingere gli altri creditori italiani di vendere anche, aggiungendo alle pressioni del mercato.In troppi casi, il danno per la domanda di obbligazioni italiane è molto più che transitoria.

In terzo luogo, una serie di modifiche tecniche sono perturbare il mercato obbligazionario italiano, aggiungendo alla sua instabilità. Si va da Martedì notte i ncrease a requisiti di margine imposti da una camera di compensazione importante, per la diminuzione della disponibilità di strumenti di copertura nei mercati dei derivati.

Infine, la Banca centrale europea è apparsa più titubante nei giorni scorsi per l’acquisto di obbligazioni italiane. Che si tratti di una questione di volontà o di capacità, il risultato è stato quello di aggiungere alla instabilità del mercato di montaggio.

Lasciati a se stessi, molti di questi fattori potrebbe avere ancora più dirompente. L’Italia è ormai nella morsa di quello che gli economisti chiamano un ‘path-dependent equilibri multipli’ – in cui uno cattivo risultato aumenta la probabilità di un altro, risultato anche peggiore.

C’è solo una istituzione che ha un bilancio immediatamente disponibile che potrebbe stabilizzare la situazione nei prossimi giorni e settimane – la BCE. Ma prima di tutto unirsi al coro invitando la banca a fare di più, dobbiamo riconoscere che, da solo, non può fornire buoni risultati.

Di agire come un interruttore durevole, la BCE deve aiutare a fare su quattro questioni critiche: una separazione in grassetto e duratura nel modo in cui abbiamo a che fare con le nazioni insolvente d’Europa e le sue quelli illiquidi; un programma regionale per favorire la crescita e l’occupazione; azioni immediate per contrastare la fragilità del sistema bancario, e in grassetto le decisioni politiche per rafforzare la alla base istituzionale della zona euro, sia come si è configurato oggi o attraverso una più piccola e meno imperfetta.

Il vertice europeo il 23 ottobre è venuto vicino a parzialmente affrontare alcuni di questi fattori, ma la lentezza dei progressi e dirompente sviluppi politici nazionali limitato l’impatto. Di conseguenza, la crisi in Europa è entrata in una fase nuova e ancora più preoccupante.

Con né la regione né l’economia globale in grado di permettersi slittamenti molti di più, speriamo che questo ultimo sviluppo servirà come un richiamo forte, urgenti ed efficaci per la diagnosi corretta e di azione globale.

Lo scrittore è l’amministratore delegato e co-direttore degli investimenti di Pimco