Piazza Affari rallenta, in asta rendimento record Btp 5 anni

Piazza Affari rallenta, in asta rendimento record Btp 5 anniVola il rendimento dei Btp a 5 anni, che si attestano sul livello più alto dal 1997. In particolare, il ministero dell’Economia ha collocato titoli per 3 miliardi contro un’offerta pari a 4,406 miliardi. Il rendimento è risultato in crescita dello 0,97% al 6,29%. L’asta di oggi era un importante test per il nostro Paese dopo le dimissioni di Berlusconi e l’incarico affidato a Mario Monti.

“La copertura è stata più alta rispetto all’asta di ottobre, ma il tasso è quasi 100 punti base più alto. Il punto è che il titolo è stato molto colpito nel pre-asta, dove ha perso circa 8-10 punti base, quindi è uscito in asta a prezzi molto cheap”, commenta Alessandro Tentori di Bnp Paribas.

“L’importo era contenuto e il mercato aveva ripreso fiducia venerdì: è stato forse un collocamento un po’ più facile di quello del Bot della settimana scorsa, ma ugualmente il Tesoro ha dovuto prezzare il titolo a livelli molto bassi per collocarlo tutto, e questa non è un’indicazione iper-positiva”, aggiunge l’esperto.

Il nuovo Governo del premier incaricato dovrebbe ricevere la fiducia di entrambi i rami del Parlamento entro venerdì. “Prevedo fiducia Camera-Senato a Monti entro venerdì”, ha detto stamani il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Quanto alla squadra di Governo, Fini ha detto che “nel Pdl e Pd c’è evidente contrarietà alla presenza di politici”, ma che “Monti agirà cercando di avere uno stretto collegamento con i gruppi parlamentari e con i partiti”.

Fini ha poi riferito di una conversazione con il premier uscente Silvio Berlusconi. “Berlusconi non mi ha detto hai vinto tu, ma che si è conclusa una fase, cerchiamo di ragionare per il prossimo futuro. Nulla di rilevante”. Dopo il risultato dell’asta a piazza Affari il Ftse Mib ha rallentato e ora guadagna lo 0,57% a 15.869 punti dopo un massimo intraday a quota 16.137 punti.

Mentre lo spread Btp/Bund si attesta a 456 punti, dopo un minimo in mattinata a 446 punti e un massimo a 461 punti. “Anche in un contesto di scenario politico più positivo, ci vorrà ancora tempo per l’Italia per riguadagnare pienamente la fiducia dei mercati”, affermano stamani gli economisti di Barclays Capital.

D’altra parte, osservano, le politiche di riforma sono una condizione necessaria per stabilizzare i mercati del debito italiani a un livello sostenibile di tassi d’interesse, ma ci vorrà tempo per implementarle. “Per questo, crediamo sia essenziale che la Bce continui a sostenere il debito italiano nel mercato secondario, visto che l’Italia dovrà far fronte a forti rimborsi di bond nei prossimi mesi”, proseguono gli economisti, ritenendo che “idealmente questo aiuto dovrebbe essere affiancato dagli sforzi dell’Efsf e del Fmi per sostenere il mercato primario”.

“Al prossimo Governo spetta un ambizioso programma di politica economica”, continua Barclays, secondo cui le due principali priorità dovrebbero essere l’attuazione delle riforme strutturali pro-crescita e i piani di privatizzazione per ridurre il debito pubblico. Sul consolidamento fiscale, per il broker gli attuali piani recentemente proposti dal Governo sono sufficienti per tornare a un avanzo primario quest’anno e raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2014.

Sulle riforme strutturali pro-crescita, le misure politiche dovrebbero concentrarsi sulla produttività e migliorare la competitività, elevando in tal modo le prospettive di crescita a lungo termine sopra l’attuale 1%. In particolare, le misure pro-crescita dovrebbero includere in ordine di importanza:

1. Riforma del mercato del lavoro: dovrebbe ridurre i costi di licenziamento e di assunzione per avere una segmentazione di mercato più bassa (nel quadro attuale, i lavoratori a tempo indeterminato sono altamente protetti). Le modifiche al sistema di contrattazione collettiva per spostare la fissazione dei salari più vicina al livello di impresa permetterebbero di far corrispondere gli stipendi alle circostanze specifiche dell’impresa e della produttività.

2. La riforma delle pensioni: il Governo ha già una riforma delle pensioni in cantiere. La sua attuazione dovrebbe essere introdotta a breve. Un’area che potrebbe richiedere ulteriori modifiche è l’età di pensionamento delle donne, che dovrebbe secondo Barclays essere aumentata e essere simile a quella degli uomini. Ciò aiuterà non solo a ridurre i costi delle pensioni, ma anche a promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

3. L’apertura delle professioni chiuse: insieme con la piena attuazione della direttiva sui servizi, l’apertura delle professioni chiuse come i farmacisti e gli avvocati dovrebbe ridurrebbe i costi di produzione, aumentare la concorrenza e la competitività.

4. Riforme della pubblica amministrazione: ci sono diverse aree che hanno bisogno di cambiamenti profondi. In primo luogo, nel settore privato, il salario deve essere meglio allineato con la produttività. Le decisioni sui salari del settore pubblico dovrebbero essere prese a livello regionale/provinciale per permettere la differenziazione salariale nel settore pubblico tra le diverse regioni.

La ragione di questo è che diverse regioni hanno grandi differenze in termini di produttività e di livelli di disoccupazione. In secondo luogo, dovrebbe essere migliorata anche la mobilità del lavoro nel settore pubblico. In terzo luogo, utilities e altri servizi pubblici (come i trasporti pubblici) a livello comunale hanno un ampio margine per guadagnare in termini di efficienza.

5. Sul fronte privatizzazione, con il debito-Pil che si aggira intorno al 120%, si considera una riduzione del debito idealmente sotto il 100% come molto importante al fine di contribuire a riconquistare la fiducia degli investitori. “Siamo consapevoli che il piano non può fare affidamento esclusivamente sulle imprese del settore pubblico, avrebbe un impatto limitato sul debito”. Invece, dovrebbe basarsi essenzialmente sulla vendita dei beni immobiliari statali.

La vendita del patrimonio immobiliare richiede coordinamento e approvazioni tra i vari livelli della pubblica amministrazione (generali, provinciali e comunali). Secondo un recente studio presentato dal Tesoro, i beni di proprietà dello Stato italiano valgono 420 miliardi di euro, 72 miliardi a livello di Governo centrale e 348 miliardi a livello di Governo locale.

Da Milano Finanza