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La prima impressione è: complimenti, lavoro davvero ben fatto. I cerchi nel grano girano tutti nello stesso senso. I diametri sono precisi. Non ci sono incertezze nel disegno. Nessun impiastro a lato. È come se dopo cento metri di righe, curve e curvette minuziose, fossero riusciti a volare via, senza lasciare neanche una traccia nel punto sbagliato, un’orma in senso inverso. «Comunque la si pensi, è un’opera d’arte», dice Goffredo Cimino, di mestiere decoratore, particolare forse non secondario. Sempre di arte si tratta.

Il pellegrinaggio Anche lui è arrivato in pellegrinaggio, come molti altri, spinto dalla curiosità. «Per cercare di vivere la vita con un po’ più di consapevolezza e profondità» dice, aggirandosi fra i cerchi.

Lo si può classificare nelle categoria dei «possibilisti». Non si è buttato sul grano a pregare, in cerca dell’energia, come il francese David Durand, arrivato apposta da Nizza. E neppure si muove come altri, con l’aria severa, da investigatori scettici di professione: «Saranno stati dei ragazzi di qui, una banda di ragazzi ben organizzata». No, lui sta in quella zona di mezzo, statisticamente la più affollata, dove puoi trovare persone come Luca Schiavone, 21 anni, studente di ingegneria gestionale al Politecnico, quindi in teoria una mente iper razionale, eppure: «È difficile per degli esseri umani fare tutto questo. Per giunta in una notte sola… Boh…».

La fine del mondo
Santena, Strada Ponticelli, due tralicci dell’alta tensione, un campo coltivato ad asparagi, cani che abbaiano sull’aia di cascine rimodernate, traffico in lontananza. Poco più avanti c’è la tangenziale. E in mezzo, ci sono questi disegni nel grano – crop circles – che raffigurano il sistema solare e la costellazione del Cancro. Simbolici, forse persino troppo: il disegno raffigura la data del 21 dicembre 2012. La fine del mondo, secondo l’antico e famigerato calendario Maya.

Eppure, per molte persone questi cerchi nel grano sono la prova in terra – letteralmente dell’esistenza di altre forme di vita. Come la signora con i capelli biondi, quasi commossa, che si agita avanti e indietro: «Bisogna portare qui al più presto un contattista…». Mestiere, ci spiega, di chi si mette in contatto direttamente con chi, eventualmente, ci stia cercando dall’altra parte della galassia. Oppure la signora Lucia Torretta: «Ho sempre lavorato in campagna – dice mai vista una roba del genere». Oppure il signor Carlo Rinaldi, piuttosto titubante prima di dirci il suo nome: «Questi cerchi non sono fatti dall’uomo. Lo dico, anche se so che mi rideranno dietro».

Il padrone del campo
Il primo ad accorgersi «dell’opera d’arte» è stato il proprietario del campo. Si chiama Michele Tesio, 50 anni, imprenditore agricolo: «Sabato mattina i cani correvano all’impazzata. Pensavo andassero dietro ai daini. Ma in genere fanno una passata lungo le tracce lasciate dal trattore, e filano via. Invece insistevano. Allora sono andato a vedere». La moglie si chiama Marina, ed è sinceramente stupita per tutta questa gente che sta arrivando davanti al suo cancello. Chi non lo sarebbe? «Un signore di Asti mi detto che proprio sabato ha visto delle sfere luminose… Secondo lui, i due fenomeni devono essere in correlazione. Un altro ha detto che verrà a misurare il campo magnetico con il pendolino. Quanto a me, sinceramente, non so. Dico questo: sia un disegno concepito in cielo o in terra, complimenti a chi l’ha fatto».

I cartelli
Hanno messo dei cartelli per facilitare l’arrivo dei visitatori. Era già successo altre due volte, negli anni passati, sempre da queste parti: Poirino e Riva. Fra gli appassionati, c’è una teoria ricorrente: «Potrebbe essere una diavoleria militare. Un raggio sparato da un aereo». Gli scettici, invece, studiano il punto preciso in cui il grano si è piegato: «Se qui si spezza e non c’è una nuova germogliatura, significa che è fatto dagli uomini». Noi, senza pregiudizi di alcun tipo, terreni e marziani, osiamo rivolgerci direttamente agli autori dei cerchi nel grano di Santena. Che si facciano vivi, e soprattutto intervistare. È questa gente che ve lo chiede. Gente come Luigi Falletti, una vita da impiegato all’esattoria, ora in pensione: «Più di tutto, spero sia una forma di vita extraterrestre. Ma se sono umani, nessun problema, vorrei solo capire e complimentarmi. Perché io conosco tutta gente che, neppure con un gessetto bianco su una spianata di cemento, sarebbe capace di una roba del genere».

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