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I bisonti e gli indiani (pellerossa). Un connubio immortalato nelle pagine dei libri, nelle immagini dei film (si pensi a Balla coi lupi) e non certo per amore di fantasia, ma perché la storia delle popolazioni indigene d’America, prima dell’arrivo del Grande Distruttore «viso pallido», è permeata da questa specie di simbiosi, sacralizzata dall’enorme rispetto che si dovrebbe alla principale fonte di cibo. Non furono certo gli indiani a distruggere le mandrie selvatiche di «buffalo» del Far West, ma, come la storia c’insegna, l’avidità e la stupidità dei vari Buffalo Bill che si vantava (ed era vero) di avere ucciso, da solo, 4.000 bufali in quattro anni.

L’avanzata della ferrovia pretendeva il suo tributo di sangue: di bisonti e d’indiani.

Sabato scorso, centinaia d’indiani hanno vestito nuovamente i loro abiti cerimoniali e hanno battuto, ancora una volta sui vecchi tamburi dei nonni, per onorare la nascita di uno dei più rari animali del mondo: il bisonte bianco. Lo hanno chiamato con un lunghissimo nome (Yellow Medicine Dancing Boy), com’è consuetudine degli indiani ed è nato, in una fattoria del Connecticut occidentale, lo scorso 16 giugno. Molti indiani pellerossa considerano la nascita di un bufalo bianco un evento sacro agli dei e un simbolo di speranza e unione da loro inviato in terra. Altri lo considerano un avvenimento sacro tout court.

Secondo la scienza ufficiale la nascita di un bisonte bianco può essere stimata attorno a un esemplare ogni dieci milioni. Mister Fay, il fortunato contadino nella cui fattoria è nato Yellow Medicine, assicura che la prova del DNA (i contadini sono molto più pragmatci degli indiani) conferma che non c’è stato alcun incrocio con le mucche, quindi il bisonte è di linea pura e non è semplicemente un albino, ma un vero e proprio «buffalo» bianco. Il che probabilmente vorrà dire un bel po’ di dollari garantiti nel prossimo futuro. E così, mentre i membri della tribù dei Lakota muovevano dal sud Dakota, altre centinaia di pellerossa, dai Mohawk ai Cayuga, s’incamminavano verso la fattoria del prodigio, dove Mister Fay si fregava le mani molto paganamente, osservando con ossequio religioso le donne dalle tuniche colorate e i bambini attendere il loro turno di visita oltre lo steccato.

Alcune donne, oltre alle tuniche, indossavano i braccialetti, le piume e gli stivali dei leggendari Lakota Sioux, orgogliose discendenti di quel Cavallo Pazzo che, seppure alla fine sconfitto, impartì una lezione storicamente indimenticabile a Custer, nella celeberrima battaglia del Little Big Horn. Nel frattempo arriva anche la stampa e Mister Fay, che ha un bisonte tatuato sulla spalla destra, si concede volentieri: «Sono un po’ sacro anch’io per loro, perché sono colui che ha cura di Dancing Boy». Così Fay ha praticamente officiato la cerimonia, nella giornata di venerdì, assieme ai più anziani e ai maggiori rappresentanti delle tribù, facendosi interprete presso gli dei nel chiedere di riparare ai danni subiti dai corpi e dalle menti di uomini, donne e bambini venuti a vedere il sacro evento. Sabato, mentre la pioggia batteva il terreno, Marian White Mouse, della tribù Oglala, ha detto alla folla che la nascita del bisonte bianco è un segno del profeta, in questo caso la Donna Bufalo Bianca, che concederà il suo aiuto per tenere lontani conflitti e carestie.

Gli animali resi sacri dalla religione o dalla credenza popolare sono numerosi, nel passato e nel presente. Nell’antico Egitto è noto a molti il culto del bue Apis (in realtà un toro), simbolo di fertilità. Quando questi animali morivano venivano mummificati e sepolti in tombe speciali. Si credeva infatti che potessero recare messaggi e preghiere alla divinità. Si sono trovati mummificati animali di molte specie, dai coccodrilli, ai gatti, agli ibis, tutti considerato sacri ai faraoni e quindi al popolo. Meno noto, ma altrettanto sacro agli egizi, era il falco che, volando alto nel cielo, vede tutte le cose sulla terra e diviene poi il simbolo del sole.

Per l’induismo i bovini sono sacri, e in particolare lo è la vacca il cui archetipo celestiale è Kamadhenu, la «Vacca che realizza i desideri». Nella vacca si identifica una sorta di alter ego del brahmano; l’uccisione di un brahmano è il crimine più grave per le antiche leggi hindu, e così pure viene concepita come colpa gravissima l’uccisione di una vacca.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/pellerossa-festa-ritorna-lera-bisonte-bianco-826790.html