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Non è un personaggio sconveniente del mondo del wrestling, nessun problema, anzi! È Curiosity, la sonda Nasa che da oramai 5 settimane è sul suolo marziano, nel grande cratere Gale con al centro il Monte Sharp, 5.000 metri, prossimo campo di studio del rover che è diventato in questo mese anche un fenomeno mediatico, con addirittura simpatiche parodie al suo attivo. Oramai che ha fatto tutte le possibili prove di andatura, lasciando impronte delle sue sei ruote, tutte indipendenti ed autonome come trazione, per oltre un centinaio di metri. Ora è pronto per le prime indagini vere e proprie.

Siamo infatti oramai all’inizio della fase di scienza vera e propria e quello che “sniffa”, aspira, la sonda è l’atmosfera marziana direttamente sul pianeta, mandandola poi al suo interno allo strumento SAM che ne analizza la composizione per determinare di quanti e quali gas diversi sia composta e in che proporzioni.
Un dato fondamentale, non perché non ce lo si abbia, è stato misurato da vari satelliti, anche europei come Mars Exrpress, dall’orbita attorno al pianeta, ma perché la misura al suolo è ovviamente più precisa e serve da controprova.

C’è attesa perché è la prima volta che la chimica dell’atmosfera viene controllata dalla superficie del pianeta dall’epoca eroica dei primi satelliti Viking , sempre NASA , che arrivarono su Marte negli anni ’70. Non ci si aspetta sorprese per la gran parte delle misure, si sa che Marte è strapieno di CO2, ma la precisione della misura al suolo fa sperare di poter trovare tracce di metano che dovrebbe esserci, dato che segnali in questo senso sono stati catturati recentemente sia dai satelliti che da telescopi terrestri. E la sua eventuale presenza sul Pianeta Rosso sarebbe piuttosto intrigante.

Il metano infatti ha una caratteristica semplice ma importantissima: persiste poco e poi svanisce, si trasforma. Quindi, se Curiosity ne troverà tracce significherà che da qualche parte, lì vicino, ci deve essere un “distributore” di metano, una fonte di rifornimento di qualche tipo, che può essere di tipo geochimico, comunque interessante, o di origine biologica, e questo sarebbe proprio non la prova definitiva ma un bel colpo per chi sostiene che su Marte ci sia stata una qualche, anche semplicissima, forma di vita.

Gli strumenti montati su Curiosity, sono 10, per complessivi 75 chili al decollo contro i 900 circa di tutto il rover marziano, e sono incredibilmente perfezionati, basta pensare che l’analizzatore che viene usato, SAM, è in grado di capire se esiste un atomo di metano in un campione di atmosfera che contenga varie centinaia di miliardi di atomi di altri elementi. Come dire: se l’ago nel pagliaio c’è, bene, siamo qui per stanarlo.
Ovviamente queste sono le prime misure e lo strumento deve essere tarato, ma non è certo escluso che nei prossimi giorni si sappia se c’è metano su Marte, almeno lì dove è Curiosity, e di che origine può essere.

Ora è fermo, anche perché gli ingegneri a terra devono fare esercizio con il lungo braccio robot, oltre due metri, che ha una torretta con strumenti alla sua estremità del peso di oltre 30 chilogrammi.
Il peso però è riferito alla Terra e su Marte la gravità è del 38% rispetto alla nostra. Quindi la torretta “pesa” sul pianeta rosso 12 chili e manovrarla richiede un supplemento di addestramento rispetto a quello, già lungo e noioso ma essenziale, svolto dal team quando il rover era sulla Terra. Ovviamente il tutto è assistito dal software che fa, oltre al controllo del braccio, anche la compensazione automatica per questa differenza di gravità.

Se fossimo noi su Marte con una borsa della spesa al supermercato di, poniamo, 3 chili, e la sollevassimo con la stessa forza che usiamo qui sulla Terra la borsa andrebbe certo oltre la nostra testa in altezza.
Il prossimo passo per Curiosity sarà dirigersi verso la prima località da analizzare a fondo, chiamata Glenelg e lungo il percorso il rover potrà testare un altro strumento importante che sta appunto sulla torretta alla fine del suo potente braccio robotico, il Macli, una sorta di “lente d’ingrandimento”, essenzialmente una camera da macrofotografia, in grado di risolvere fotograficamente i minerali di roccia fino alle dimensioni di un granello di polvere di talco.

Ma la parte più scenografica, e divertente per certi versi, sarà il debutto della paletta contenuta nella torretta, non molto diversa, almeno concettualmente, da quella che abbiamo a casa per la polvere. Il braccio robot si trasformerà in un casalingo provetto e prenderà un campione di terreno per consegnarlo al piccolo ma potente laboratorio automatico all’interno del corpo del rover. Insomma, Curiosity un po’ fa anche il robot casalingo aspiratutto. Per seguirlo su twitter: @MarsCuriosity