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Dagli alti e freschi monti, quasi 5.000 metri, fluisce pura e scintillante a valle l’acqua del torrente. Potrebbe essere un verso di prosa ottocentesca sulle nostre Alpi, e invece si tratta di Marte.

Pare infatti che Curiosity, il rover NASA che è sul Pianeta rosso dal 6 agosto scorso, sia capitato nel bel mezzo del letto di un torrente, o comunque di un buon corso d’acqua, ovviamente asciutto oggi, ma dove l’acqua probabilmente ha fluito per centinaia di milioni di anni.

Così almeno hanno sostenuto gli scienziati americani in una conferenza stampa tenuta ieri, ma basterebbero le immagini che sono state mostrate e messe in rete per convincere anche uno che di geologia non sa nulla. Sono stupefacenti: mostrano infatti ghiaia e polvere, sassi arrotondati dallo scorrere dell’acqua e una somiglianza incredibile con situazioni simili sulla Terra. Dalla rotondità dei grani di ghiaia si sono arrischiati alla NASA a calcolare anche la velocità dell’acqua: un metro al secondo circa, 3.5 chilometri all’ora.

Anche se la scienza richiede di essere distaccati e imparziali difficile non restare bocca aperta di fronte a queste foto che confermano definitivamente le supposizioni fatte su altre immagini riprese nel passato: queste sono scattate a pochi centimetri di distanza dalle rocce e sembrano laciare poco spazio ai dubbi. Un bel po’ di fortuna ha aiutato Curiosity, dato che è praticamente “incespicato” in una di queste pietre, sui 15 centimetri, immediatamente ribattezzata con un nomignolo, Ottah un lago del Canada, come vuole la consuetudine, maniacale, dei tecnici NASA.

Ora si possono fare ulteriori indagini su queste rocce, per vedere ad esempio che caratteristiche aveva l’acqua che vi scorreva sopra arrotondandole, se era acida o meno. Probabilmente ferrugginosa, dato l’aspetto “arrugginito” del pianeta. Certo che se il buongiorno si vede dal mattino, marziano potremmo dire, Curiosity nei prossimi mesi ci riserverà molte altre conferme e sorprese.