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Tutto bene su Marte, Il rover Curiosity è in gran forma, ha compiuto tutti i controlli di funzionamento dei suoi 10 strumenti scientifici, oltre che delle parti essenziali dedicate al movimento, le sei ruote metalliche indipendenti, e le varie telecamere di cui è dotato.

Finora in 6 settimane ha percorso circa 300 metri sul suolo marziano, con parecchie fermate, e ne mancano ancora 200 per arrivare al suo primo importante obiettivo scientifico, la zona geologica denominata Glenelg in cui gli scienziati sospettano si celino diversi “segreti” marziani.

Due imprevisti, uno positivo e uno in realtà prevedibile, per fare un gioco di parole. Ad ogni impresa spaziale, fin dai primi eroici satelliti della fine degli anni ’50 del secolo scorso, la “dietrologia” spaziale lavora infatti alla grande. Immancabilmente anche questa volta negli USA c’è chi ha riconosciuto ben quattro UFO che sorveglierebbero Curiosity in una serie di fotografie che semplicemente hanno un puntolino più chiaro, uno dei pixel della “macchina fotografica” del rover che funziona male.

A parte il folklore ora tocca al secondo imprevisto, una roccia scura a forma di piramide, dimensione 25 x 40 centimetri circa, che verrà analizzata dagli strumenti a bordo di Curiosity che, ricordiamo, sono i più perfezionati mai lanciati su Marte. La roccia è stato nominata “Jake Matijevic” in onore di un ingegnere del team NASA tragicamente scomparso pochi giorni dopo l’atterraggio del rover su Marte.

Non è tanto il valore scientifico della roccia ad attirare i tecnici NASA, se ci saranno sorprese ben vengano ovviamente, ma la possibilità, date le dimensioni della roccia, di utilizzare più strumenti di analisi contemporaneamente. E infatti il rover userà il laser per far sublimare, scaldandolo, un pezzetto microscopico della roccia e, a quel punto, sui vapori si potranno usare la telecamera per analisi chimiche , il rivelatore di raggi X e la camera fotografica per macro immagini. Un bel concerto insomma, per accordare gli strumenti prima di arrivare alla località Glenelg dove si pensa che Curiosity potrà scovare tracce del passato fluire di acqua e rocce diverse da basalto marziano che sembra dominare la piana di Gale, un cratere del diametro di circa 150 chilometri in cui è atterrato.